Segreti di bellezza

Ferite che colpiscono il nostro animo e ferite che interessano il nostro corpo. Ma che ci interessa di truccarci, quando in realtà vorremmo solo gridare e urlare al mondo il nostro dolore? Già.

Diciamo che, per fortuna, esiste la possibilità di scegliere. Scegliere come si è. Scegliere come vivere la vita, scegliere come ci si piace. Nonostante il cancro. Ognuno/a di noi vive la malattia a suo modo. C’è chi esce il minimo indispensabile, prelievi – chemio – e via a casa. Chi deve continuare  a lavorare, o ha figli o familiari di cui occuparsi. Chi invece ha semplicemente amici impiccioni, o vuole mantenere riserbo sulle sue condizioni.

Essere belli/e non è un obbligo, non è un dovere, tanto meno in un periodo come questo. La mia intenzione è di fare dei post che aiutino chi vuole sperimentare e giocare con il make up e andare avanti, nonostante tutto. Perché la malattia non deve impedirci niente. Anzi, le nostre scelte giornaliere sono importanti proprio per noi stesse. Siamo NOI che decidiamo cosa succede nella nostra vita, non il nostro tumore!

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Cambiare il colore dei capelli in chemio

Cosa fare quando si è insoddisfatte di sé stesse? Ovvio, si va dal parrucchiere. Ovviamente scherzo, ma in fondo perché non provare  a cambiare proprio durante la chemio? Vediamo quali possono essere i fattori da valutare:

  • La sicurezza: certo dobbiamo essere sicure che il parrucchiere non ci applichi niente di tossico. In questo caso, le tinture per donne incinte ci vengono incontro. Se proprio è necessario decolorare, meglio farlo lontano dalla cute e quindi non sulle radici. I look di oggi con radici “au naturel” sicuramente aiutano.

 

  • Eventuali allergie: vale sempre la regola di fare una prova sul braccio, poi dipende da come stiamo reagendo alla chemio, se abbiamo tendenzialmente una pelle atopica, se siamo o meno sotto cortisone, che può nascondere eventuali “effetti collaterali” della tinta.

 

  • La spesa: certo è che affidarsi a un professionista costa, e il fatto di poter perdere i capelli a volte ci fa chiedere se valga la pena investire in un nuovo look. Questo è assolutamente personale. Alla fine può anche essere il modo per una transizione più light verso una parrucca.

 

Non è detto che i capelli poi effettivamente si perdano, quindi se l’idea è quella del colpo di testa <<tanto poi li perdo>>, non è sicuro sia così, quindi meglio scegliere un look che in ogni caso pensiamo ci stia bene e ci valorizzi. Ad esempio, in previsione, le tinte fluo potrebbero essere fatte sulle lunghezze più che su tutta la testa, in modo da tagliare la parte della quale non siamo più convinte.

Come detto prima, questo potrebbe essere un modo più dolce di avvicinarsi alla parrucca. Ad esempio, con un taglio più corto, o un colore più chiaro. In generale, durante le terapie è meglio non esporsi al sole, quindi probabilmente la nostra carnagione più chiara sarà meglio valorizzata da una chioma chiara piuttosto che un nero corvino. In questo gioca un ruolo importante il sottotono, come la differenza che c’è fra le sfumature di biondo chiaro e di biondo cenere, nel caso in questione. I capelli con sottotono cenere si schiariranno verso il bianco, e i trattamenti che andranno fatti saranno verso l’antigiallo. Viceversa, i capelli con sottotono miele avranno più tendenza a schiarire con riflessi rossastri. In ogni caso, un bravo parrucchiere saprà consigliarvi sulla colorazione migliore. E c’è sempre la possibilità di introdurre anche solo delle schiariture che incornicino ed illumino il volto.

Nel caso invece la massa di capelli semplicemente si riduca, anziché essere soggetta ad una perdita totale, un colore sfumato può ingannare a creare disordine, e dare quindi l’impressione di una testa più piena. In questo aiuta anche il taglio, che dovrà puntare all’effetto spettinato.

Ultima cosa da tenere in considerazione è che bisognerà curare i capelli ancora di più, quindi shampoo e maschere idratanti e usare con parsimonia piastre e ferri.

 

Credits imagine: http://annastyle.it

Manicure e frivolezze

Le unghie in chemio diventano, ahimè, abbastanza bruttine.

Nel mio caso, quelle delle mani hanno retto il colpo, rimanendo per lo più invariate. Quelle dei piedi invece… bhe, avete presente gli artigli di una strega? Ecco…

Hanno iniziato con l’indebolirsi tantissimo. Poi, hanno cominciato a crescere storte. Infine, hanno seguitato a crescere non in lunghezza, ma in altezza, rimanendo però sempre deboli. Una cosa mostruosa! E per di più sono diventate gialle! Il fenomeno non le ha interessate tutte, ma so alluci, mignoli e alcune dita sparse. L’unghia di un mignolo era diventata tutta nera, invece!

A distanza di sei mesi dalla fine della chemio non si sono ancora normalizzate.

Come mi ha consigliato la dermatologa, durante la chemio meglio non dipingerle con lo smalto, ai fini di controllare la possibile insorgenza di infezioni o di alterazioni. Sono stata brava e ho rispettato il consiglio. Adesso che sono fuori terapie da un po’ e i globuli bianchi sono normali, a dire il vero, ho ricominciato a metterci lo smalto. Ma c’è da dire che la parte bruttina è ormai solo una piccola porzione terminale, e limitata solo agli alluci. Le altre unghie sono già tornate normali.

Quindi, vi consiglio di seguire questi suggerimenti. Per quanto brutte possano essere, cercate di non dipingerle finché siete in chemio, perché possono essere spie di varie condizioni. Nel caso in cui proprio non possiate farne a meno, attenzione che gli smalti non contengano formaldeide, toluene e varie sostanze tossiche a cui si potrebbe essere più sensibili,  e cercare di fare una pausa ogni tanto in modo da controllare cosa succede sotto lo smalto.

Mi PORTi al mare?

Gli accessi venosi PORT, Midline e PICC servono all’iniezione di farmaci che potrebbero potenzialmente essere tossici in vene di piccolo calibro. Le ripetute iniezioni, infatti, irrigidiscono e stressano le vene, con il rischio di rottura, formazione di ematomi e fuoriuscita dei farmaci iniettati nei tessuti circostanti. Con questi dispositivi, infatti, i farmaci entrano direttamente nel circolo sistemico, e non devono percorrere il circolo periferico. Se per l’inserimento e la rimozione del PORT serve un intervento in anestesia locale assistita o generale, per Midline e PICC, invece, basta una piccola incisione in anestesia locale.

Come appaiono? I PORT come delle protuberanze sottopelle, più o meno visibili in base allo spessore del nostro sottocute. Solitamente sono posizionati a destra, nella regione sovramammaria. Midline e PICC sono invece dei tubicini che escono dal braccio, solitamente coperti da una medicazione sterile e da una fasciatura.

Avere un dispositivo di questo tipo non deve necessariamente condizionare in senso negativo le nostre giornate!

Le fasciature possono essere portate  a vista senza problemi. Se ci disturba, possono coperte da un foulard o da un braccialetto largo. Oppure da una maglietta con la manica più ampia o con le spalle scoperte e scesa sulle braccia. Il PORT, invece, può essere nascosto dalla spallina del costume o della canottiera. Gli uomini fra magliette, polo e camicie non hanno che l’imbarazzo della scelta.

Nel caso del PORT è possibile fare la doccia o il bagno in mare senza problemi, a guarigione della ferita chirurgica avvenuta. Con gli altri dispositivi, invece, è opportuno informarsi con le infermiere di quanto la medicazione sia a tenuta d’acqua.

Quest’anno la moda viene aiuta un po’ di più le portatrici di Midline ePICC che quelle di PORT: bluse a spalle scoperte, abiti  e top a fascia, maglie monospalla cammuffano certamente bene la fasciatura. Da portatrice di PORT, ho dovuto lasciare un bel po’ di abiti in stand by per il prossimo anno, ma mi rifarò!

Nota bene: nessuno dice che le nostre cicatrici, ferite e dispositivi debbano essere nascosti, anzi, sono da esibire per mostrare a tutti quanto meravigliosi siamo e con che coraggio affrontiamo la nostra battaglia. A volte, però, vogliamo anche temporaneamente dimenticare, e trascorrere una giornata senza far sapere agli altri i cavoli nostri. Il mio messaggio è questo, far capire che niente è impossibile, che non dobbiamo pensare che non possiamo uscire di casa o trovare abiti adatti per via di una fasciatura al braccio o un cerotto sul petto.

 

Stare bene

6 mesi di chemioterapia, 6 cicli di chemio, 12 sedute… in qualsiasi modo si dica, posso ormai dire che è storia. Sto bene? Sì. Ho perso i capelli? No. Penso di aver imparato qualcosa di utile da questa esperienza, come medico e come persona? Sì. E allora vediamo di condividerlo un poco di più….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Credits copertina: http://weheartit.com/

Sole, mare e chemioterapia

Si può andare al mare in chemioterapia?

Certo che sì! Ciò a cui dobbiamo fare attenzione è l’esposizione solare. D’estate, ma anche in inverno, è importantissimo proteggere la pelle dal sole, e questo è ancora più valido in chemioterapia. Il sole, infatti, può dare diverse reazioni non desiderate, dalle semplici macchie solari a reazioni di tipo allergico fototossiche. Questo dipende dal vostro fototipo e dal tipo di terapie in corso, sia chemioterapiche che antibiotiche, ma anche se si assumono pillola anticoncezionale o terapie cortisoniche.

Informarsi presso il proprio oncologo o ematologo se sia possibile esporsi al sole è il primo passo.

Secondariamente, oltre ad evitare l’esposizione nelle ore più calde (in generale, fascia oraria 12-16), è necessario usare un’adeguata protezione solare. La protezione solare va applicata anche in inverno, e in particolare se si va in montagna ad elevate altitudini, dove l’atmosfera amplia la diffusione dei raggi solari e la neve li riflette.

Che protezione usare?

Io direi minimo protezione 50. Eh sì! Addirittura, soprattutto sul viso e sul decolletè, ma anche sulle cicatrici chirurgiche, il consiglio è di applicare protezione solare 100, come quelle di Isdin o Rilastil. Questo per evitare le macchie della pelle e l’iperpigmentazione delle cicatrici.

La protezione solare, per quanto alta, non sarà mai schermo totale, e quindi va frequentemente riapplicata; inoltre, la crema va spalmata anche se siamo sotto l’ombrellone e sempre dopo essere stati in acqua.

In questo modo, mare&sole ci lasceranno solo bei ricordi.

Sport e Chemio

Si può fare sport in chemioterapia?

La risposta è nì: dipende molto dal tipo di attività che facevate prima di iniziare le terapie. Chi non ha mai corso in vita sua forse è meglio che non inizi proprio durante la chemioterapia!

Alcuni farmaci chemioterapici sono tossici per il cuore, come la doxorubicina (“la rossa”). In questo caso, prima di iniziare la chemio, l’oncologo o l’ematologo fanno fare una visita cardiologica preventiva con anamnesi, ecocardiogramma ed elettrocardiogramma, per studiare la funzionalità del cuore a livello basale. Se la visita ha esito positivo, si può procedere con queste terapie. E’ in questo momento che ci si può informare con oncologo/ematologo e cardiologo riguardo allo sport, facendo presente l’attività fatta fino a quel momento, le malattie preesistenti (ad esempio, angina o ipertensione arteriosa), e che sport si ha intenzione di fare.

Se abbiamo il via libera, un’attività fisica lieve o moderata può essere addirittura protettiva nei confronti del cuore. Certo sono da evitare tutti gli sport che richiedono grande impegno e resistenza, ad esempio ciclismo intenso, culturismo ad alti pesi, sci di fondo o gli sport a rischio traumatico.

Molto importante è prestare attenzione ai cambiamenti nella percezione dello sforzo, ad esempio se facciamo con fatica qualcosa che prima riuscivamo a fare senza sforzo, come fare le scale o camminare a passo veloce.

Dare consigli generici è per me impossibile, perché ogni attività sportiva prescinde dal giudizio di oncologo o ematologo. Se, però, si vuole iniziare ma non si sa bene da dove, si può sempre chiedere se ci sono concesse delle passeggiate.