Manicure e frivolezze

Le unghie in chemio diventano, ahimè, abbastanza bruttine.

Nel mio caso, quelle delle mani hanno retto il colpo, rimanendo per lo più invariate. Quelle dei piedi invece… bhe, avete presente gli artigli di una strega? Ecco…

Hanno iniziato con l’indebolirsi tantissimo. Poi, hanno cominciato a crescere storte. Infine, hanno seguitato a crescere non in lunghezza, ma in altezza, rimanendo però sempre deboli. Una cosa mostruosa! E per di più sono diventate gialle! Il fenomeno non le ha interessate tutte, ma so alluci, mignoli e alcune dita sparse. L’unghia di un mignolo era diventata tutta nera, invece!

A distanza di sei mesi dalla fine della chemio non si sono ancora normalizzate.

Come mi ha consigliato la dermatologa, durante la chemio meglio non dipingerle con lo smalto, ai fini di controllare la possibile insorgenza di infezioni o di alterazioni. Sono stata brava e ho rispettato il consiglio. Adesso che sono fuori terapie da un po’ e i globuli bianchi sono normali, a dire il vero, ho ricominciato a metterci lo smalto. Ma c’è da dire che la parte bruttina è ormai solo una piccola porzione terminale, e limitata solo agli alluci. Le altre unghie sono già tornate normali.

Quindi, vi consiglio di seguire questi suggerimenti. Per quanto brutte possano essere, cercate di non dipingerle finché siete in chemio, perché possono essere spie di varie condizioni. Nel caso in cui proprio non possiate farne a meno, attenzione che gli smalti non contengano formaldeide, toluene e varie sostanze tossiche a cui si potrebbe essere più sensibili,  e cercare di fare una pausa ogni tanto in modo da controllare cosa succede sotto lo smalto.

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Mi PORTi al mare?

Gli accessi venosi PORT, Midline e PICC servono all’iniezione di farmaci che potrebbero potenzialmente essere tossici in vene di piccolo calibro. Le ripetute iniezioni, infatti, irrigidiscono e stressano le vene, con il rischio di rottura, formazione di ematomi e fuoriuscita dei farmaci iniettati nei tessuti circostanti. Con questi dispositivi, infatti, i farmaci entrano direttamente nel circolo sistemico, e non devono percorrere il circolo periferico. Se per l’inserimento e la rimozione del PORT serve un intervento in anestesia locale assistita o generale, per Midline e PICC, invece, basta una piccola incisione in anestesia locale.

Come appaiono? I PORT come delle protuberanze sottopelle, più o meno visibili in base allo spessore del nostro sottocute. Solitamente sono posizionati a destra, nella regione sovramammaria. Midline e PICC sono invece dei tubicini che escono dal braccio, solitamente coperti da una medicazione sterile e da una fasciatura.

Avere un dispositivo di questo tipo non deve necessariamente condizionare in senso negativo le nostre giornate!

Le fasciature possono essere portate  a vista senza problemi. Se ci disturba, possono coperte da un foulard o da un braccialetto largo. Oppure da una maglietta con la manica più ampia o con le spalle scoperte e scesa sulle braccia. Il PORT, invece, può essere nascosto dalla spallina del costume o della canottiera. Gli uomini fra magliette, polo e camicie non hanno che l’imbarazzo della scelta.

Nel caso del PORT è possibile fare la doccia o il bagno in mare senza problemi, a guarigione della ferita chirurgica avvenuta. Con gli altri dispositivi, invece, è opportuno informarsi con le infermiere di quanto la medicazione sia a tenuta d’acqua.

Quest’anno la moda viene aiuta un po’ di più le portatrici di Midline ePICC che quelle di PORT: bluse a spalle scoperte, abiti  e top a fascia, maglie monospalla cammuffano certamente bene la fasciatura. Da portatrice di PORT, ho dovuto lasciare un bel po’ di abiti in stand by per il prossimo anno, ma mi rifarò!

Nota bene: nessuno dice che le nostre cicatrici, ferite e dispositivi debbano essere nascosti, anzi, sono da esibire per mostrare a tutti quanto meravigliosi siamo e con che coraggio affrontiamo la nostra battaglia. A volte, però, vogliamo anche temporaneamente dimenticare, e trascorrere una giornata senza far sapere agli altri i cavoli nostri. Il mio messaggio è questo, far capire che niente è impossibile, che non dobbiamo pensare che non possiamo uscire di casa o trovare abiti adatti per via di una fasciatura al braccio o un cerotto sul petto.

 

Sole, mare e chemioterapia

Si può andare al mare in chemioterapia?

Certo che sì! Ciò a cui dobbiamo fare attenzione è l’esposizione solare. D’estate, ma anche in inverno, è importantissimo proteggere la pelle dal sole, e questo è ancora più valido in chemioterapia. Il sole, infatti, può dare diverse reazioni non desiderate, dalle semplici macchie solari a reazioni di tipo allergico fototossiche. Questo dipende dal vostro fototipo e dal tipo di terapie in corso, sia chemioterapiche che antibiotiche, ma anche se si assumono pillola anticoncezionale o terapie cortisoniche.

Informarsi presso il proprio oncologo o ematologo se sia possibile esporsi al sole è il primo passo.

Secondariamente, oltre ad evitare l’esposizione nelle ore più calde (in generale, fascia oraria 12-16), è necessario usare un’adeguata protezione solare. La protezione solare va applicata anche in inverno, e in particolare se si va in montagna ad elevate altitudini, dove l’atmosfera amplia la diffusione dei raggi solari e la neve li riflette.

Che protezione usare?

Io direi minimo protezione 50. Eh sì! Addirittura, soprattutto sul viso e sul decolletè, ma anche sulle cicatrici chirurgiche, il consiglio è di applicare protezione solare 100, come quelle di Isdin o Rilastil. Questo per evitare le macchie della pelle e l’iperpigmentazione delle cicatrici.

La protezione solare, per quanto alta, non sarà mai schermo totale, e quindi va frequentemente riapplicata; inoltre, la crema va spalmata anche se siamo sotto l’ombrellone e sempre dopo essere stati in acqua.

In questo modo, mare&sole ci lasceranno solo bei ricordi.

Sport e Chemio

Si può fare sport in chemioterapia?

La risposta è nì: dipende molto dal tipo di attività che facevate prima di iniziare le terapie. Chi non ha mai corso in vita sua forse è meglio che non inizi proprio durante la chemioterapia!

Alcuni farmaci chemioterapici sono tossici per il cuore, come la doxorubicina (“la rossa”). In questo caso, prima di iniziare la chemio, l’oncologo o l’ematologo fanno fare una visita cardiologica preventiva con anamnesi, ecocardiogramma ed elettrocardiogramma, per studiare la funzionalità del cuore a livello basale. Se la visita ha esito positivo, si può procedere con queste terapie. E’ in questo momento che ci si può informare con oncologo/ematologo e cardiologo riguardo allo sport, facendo presente l’attività fatta fino a quel momento, le malattie preesistenti (ad esempio, angina o ipertensione arteriosa), e che sport si ha intenzione di fare.

Se abbiamo il via libera, un’attività fisica lieve o moderata può essere addirittura protettiva nei confronti del cuore. Certo sono da evitare tutti gli sport che richiedono grande impegno e resistenza, ad esempio ciclismo intenso, culturismo ad alti pesi, sci di fondo o gli sport a rischio traumatico.

Molto importante è prestare attenzione ai cambiamenti nella percezione dello sforzo, ad esempio se facciamo con fatica qualcosa che prima riuscivamo a fare senza sforzo, come fare le scale o camminare a passo veloce.

Dare consigli generici è per me impossibile, perché ogni attività sportiva prescinde dal giudizio di oncologo o ematologo. Se, però, si vuole iniziare ma non si sa bene da dove, si può sempre chiedere se ci sono concesse delle passeggiate.

Foulard e turbanti

Cercando su internet qualche idea per annodare i foulard ho trovato la proposta di Clio e di Cosmopolitan (http://www.cosmopolitan.it/moda/accessori/how-to/a114520/come-fare-un-turbante-foulard/), ma in realtà non è facile trovare siti che diano qualche spunto in più, soprattutto per quelle che i capelli non li hanno!

Diciamo che, come ribadisce questo sito, un copricapo, che sia un foulard, un turbante o un berretto, è necessario soprattutto d’inverno per proteggerci dal freddo ed evitare la dispersione termica. D’estate, invece, assolve la funzione di riparo dai raggi solari, insieme ad una buona crema con SPF alto.

I siti indicati hanno qualche idea carina da poter usare magari all’inizio della perdita capelli o anche sulla parrucca, a parte la classica soluzione a triangolo.

Si può puntare su qualche bella fantasia e qualche ricco tessuto, abbinando il copricapo ai vestiti o a degli orecchini, anche lunghi, in modo da rendere l’accessorio parte dell’outfit.

Per la notte, consiglio una cuffietta di cotone, oppure una federa o uno scampolo di seta da adagiare sul cuscino, per avere meno sfregamento sulla cute e sul volto dovuto all’azione del cotone.

 

 

Come far sembrare “vera” una parrucca

Come far sì che una parrucca sembri ai nostri amati, perduti capelli? Quali sono i trucchetti?

Più che dal fatto che sia vera o falsa, dipende dalla qualità della parrucca, quindi la parrucca giocattolo di Carnevale, per intenderci, non assomiglierà mai ad una massa di capelli reale.

Come sottolinea Clio, dipende molto dall’attaccatura. Le parrucche migliori hanno un’attaccatura che lascia intravedere la cute, chiamata lace. Se non dovessimo essere soddisfatte, possiamo chiedere di acconciarla tagliando un ciuffo o la frangia.

Sicuramente, provarla un po’ a casa ci può aiutare  a sentirci a proprio agio quando siamo fuori. E’ importante poi “giocare” con la parrucca come se fossero i nostri capelli: un ciuffo dietro l’orecchio, una grattatina, arrotolarsi una ciocca attorno ad un dito.  I capelli sono parte integrante della nostra espressività e della nostra mimica.

Possiamo poi fare trecce, code, chignon e acconciature che non mettano in evidenza l’attaccatura. Indossare un fermaglio, una forcina o un cerchietto, ma anche cappelli, berretti e foulard. Andare dal parrucchiere per una spuntatina. Staremo però attente alle fonti di calore, al vento forte, ai bimbi che ci tirano le chiome.

Altro trucchetto suggerito da Clio è l’uso del borotalco o dello shampoo secco per renderla meno lucida e più simile alla nostra chioma naturale.

Per ultimo, bisogna considerare che le parrucche sono sempre perfette, cosa che i nostri capelli non saranno mai. Mi spiego: se doveste uscire di fretta, vi mettereste la prima cosa che trovate, fareste forse una coda e via. Con la parrucca no, qualunque sia il vostro  outfit, avrete sempre un’acconciatura perfettamente in ordine, che può creare contrasto. E’ per questo che vi suggerisco una pinza o un mollettone quando siete meno curate nell’abbigliamento.  Viceversa, quando vi vestirete bene, avrete sempre una chioma in ordine e perfettamente in piega.

Parrucche di capelli artificiali

Le parrucche di capelli artificiali si trovano in tutte le fogge e i colori possibili immaginabili. Vi consiglio di provarle, e di non acquistarle a cuor leggero, soprattutto per evitare l’effetto sioretta uscita da un telefilm anni ’60. Queste infatti, diversamente dalle parrucche di capelli naturali, non si possono tingere o acconciare con ferro e piastra. Si possono però tagliare, per adattarle meglio alla propria capigliatura, ad esempio se avete la frangia o un ciuffo particolarmente scalato.

Gestire una parrucca artificiale è molto più semplice: basta pettinarla ogni giorno per districare i nodi e, quando la laviamo, con acqua e un semplice ammorbidente, asciugarla all’aria e lontano dalle fonti di calore. Le parrucche vanno lavate perché il cuoio capelluto continua a sudare normalmente, ma la frequenza è ovviamente individuale.

Queste parrucche non temono l’effetto crespo, ma dobbiamo stare attente a non avvicinarci troppo a fonti di calore, ad esempio quando apriamo il forno o accendiamo il gas, perché sono infiammabili.

I prezzi partono dai 250 euro circa, in base al rivenditore e alla lunghezza della parrucca.